Il Ministero della Salute aggiunge la cannabis ai medicinali per la terapia del dolore

Legalizzazione/Terapeutica

Il Ministero della Salute aggiunge la cannabis ai medicinali per la terapia del dolore

Il Ministero della Salute aggiunge la cannabis ai medicinali per la terapia del dolore

Con il decreto pubblicato nella Gazzetta ufficiale lo scorso 12 Luglio, il Ministero della Salute aggiorna la lista dei medicinali prescrivibili nella terapia del dolore, aggiungendo i “medicinali di origine vegetale a base di cannabis”

In un tentativo esplicito di contrastare l’abuso epidemico di oppioidi, il mese scorso è arrivata dal Department of Health dello stato di New York (più o meno l’equivalente del Ministero della Salute) un’importante apertura sul programma per la marijuana medica: a seguito delle ultime modifiche, qualsiasi medico registrato potrà prescrivere ai pazienti terapie a base di cannabis in sostituzione alle terapie a base di oppiacei, a condizione che le ragioni per la prescrizione originale siano motivate e certificate.

Aggiungendo il “disturbo da uso di oppiacei” alle 12 condizioni qualificanti che già dal 2016 permettevano la prescrizione di terapie a base di cannabis, si ampia (almeno a livello teorico) l’accesso alla marijuana medica a migliaia di newyorkesi. Le misure anti-oppiacei sono state introdotte già dal mese scorso e sono state varate come provvedimento di emergenza, allo scopo di aggirare i canali tradizionali che ne avrebbero ritardato l’applicabilità.

Alcune infografiche da patientslikeme.com, sviluppate da sondaggi su pazienti in terapia a base di cannabis

Un provvedimento similare, da alcuni punti di vista potenzialmente ancor più influente, è stato preso anche in Italia: con il decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale lo scorso 12 Luglio, il Ministero della Salute aggiorna la lista dei medicinali prescrivibili nella terapia del dolore, aggiungendo i “medicinali di origine vegetale a base di cannabis”;  la variazione introdotta dal decreto implica uno “sdoganamento” della terapia a base di cannabis, che non figura più soltanto come alternativa prescrivibile dopo una dimostrata inefficacia dei trattamenti standard ma è da considerarsi come qualsiasi altro presidio medico appartenente al registro dei farmaci stupefacenti e utilizzabile nel trattamento del dolore.

Secondo il comunicato con cui il Dr. Howard Zucker, New York Health Commissioner, ha motivato il provvedimento di emergenza, la Marijuana medica si è dimostrata un efficace trattamento per il dolore, e può essere un’importante occasione per ridurre la dipendenza da terapie a base di oppiacei.

Medical marijuana has been shown to be an effective treatment for pain that may also reduce the chance of opioid dependence

Dr. Howard Zucker – New York Health Commissioner

Se il provvedimento del Ministero della Salute è per certi versi ancor più innovativo di quello newyorkese, l’applicabilità dovrà scontrarsi con la realtà italiana e con tutte le problematiche che si porta dietro: da un lato medici non adeguatamente formati che mal volentieri prescrivono terapie a base di cannabis, dall’altro carenza di materia prima, principalmente dovuto alla limitata produzione italiana, affidata allo Stabilimento Militare di Firenze, che già si è dimostrata insufficiente a far fronte ai bisogni dei pazienti italiani costringendo in molti casi all’importazione dall’estero, con tutte le conseguenze negative che comporta; a questo proposito, è di pochi giorni fa la lettera inviata dal Ministro della Salute italiano al suo corrispettivo olandese, con una richiesta di incremento delle importazioni di cannabis terapeutica dall’Olanda per il 2018 e 2019.

New York ha avviato il suo programma di marijuana medica nel 2016, con 12 condizioni qualificanti che permettevano ai malati (ad esempio di cancro e Alzheimer) di accedere legalmente attraverso distribuzione di stato a pillole, creme, aerosol e simili prodotti a base di cannabis; le molte voci a favore dell’espansione di questo programma aumentano anno dopo anno, e ad esse si aggiungono quelle di legali e politici di alto profilo che spingono per la legalizzazione anche per uso ricreativo.

Oltre all’utilità diretta, la speranza è che questo genere di provvedimenti porti allo sviluppo di un dibattito attivo e progressista anche in Italia, che sia in grado di andare al di la delle mere prese di posizione e analizzi concretamente le numerose opportunità che la cannabis potrebbe offrire, grazie alle molteplici proprietà e conseguenti applicazioni di questa pianta che la scienza considera sempre di più una risorsa.

Fonti e approfondimenti: