Gran parte della marijuana ricreativa viene acquistata per uso medico

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Gran parte della marijuana ricreativa viene acquistata per uso medico

intestazione cannabis ricreativa per uso medico

Gran parte della marijuana ricreativa viene acquistata per uso medico

intestazione cannabis ricreativa per uso medico

Uno studio pubblicato dal Journal of Psychoactive Drugs riporta come una buona parte dei clienti acquisti effettivamente marijuana ricreativa per ragioni mediche.

Il team coordinato dal Dott. Marcus Bachhuber (psichiatra del New York’s Montefiore Medical Center) ha intervistato i clienti di due rivendite in Colorado, per determinare con esattezza i motivi per cui si acquista marijuana; escludendo dai risultati chiunque fosse inserito nel programma di marijuana medica di Stato, il 74% ha dichiarato di acquistare cannabis per agevolare il sonno, mentre il 65% ne fa uso per ridurre i sintomi da dolore.

Anche se la cannabis regolamentata per l’uso adulto è spesso etichettata come “ricreativa”, sottintendendone un uso rivolto al piacere personale, i risultati evidenziano come l’uso medico potrebbe de facto essere quello predominante, e che l’accesso a queste sostanze influenza notevolmente l’uso di altri medicinali.

Lo studio mostra come l’83% degli intervistati che hanno fatto uso di marijuana per l’insonnia abbia trovato il trattamento così efficace da abbandonare del tutto le terapie a base di farmaci tradizionali prescritte in precedenza; per quanto riguarda il trattamento del dolore, l’82% ha smesso di assumere antidolorifici che non richiedono prescrizione medica, e l’88% ha abbandonato l’uso di oppiacei. Questi risultati vanno a supportare svariati studi precedenti che hanno evidenziato la riduzione del consumo di oppiacei a seguito dell’istituzione di programmi ufficiali per la marijuana medica.

“Svariati studi precedenti mostrano come l’uso di cannabis da parte di pazienti qualificati è associata con la riduzione, o addirittura l’eliminazione, di alcune sostanze comunemente prescritte nel tempo (in particolare, oppiacei)” ha dichiarato a Marijuana Moment Paul Armentano, vicedirettore del “Movimento per la riforma delle leggi sulla marijuana” (NORML). Queste ricerche evidenziano non solo l’efficacia terapeutica della cannabis come alternativa agli analgesici, ma anche il suo potenziale come agente di riduzione dei rischi.

La Dott. Gwen Wurm, Assistente Professosoressa al dipartimento di Pediatria della University of Miami Miller School of Medicine, e co-autrice dello studio, ha rilasciato una dichiarazione in cui riferisce che “approssimativamente il 20% dei cittadini americani adulti soffre di dolori cronici, e uno su tre non dorme a sufficienza”; le prescrizioni mediche pensate per trattare queste problematiche comportano spesso rischi di assuefazione e overdose, e anche gli antidolorifici senza prescrizione come ibuprofene o paracetamolo possono causare notevoli danni a fegato e reni.
Lo studio conferma che molti soggetti affetti da dolori cronici o insonnia hanno riscontrato risultati positivi dall’uso di cannabis, ma ricorda anche quanto il mondo della medicina abbia ancora molto da imparare in questo ambito.

“Parte della sfida è data dal fatto che la maggior parte degli operatori del settore sanitario è ben lontana dal conoscere i prodotti a base di cannabis e dal saper valutare quali sono più o meno efficaci”, aggiunge la Wurm:

“Finchè non approfondiremo le ricerche in modo da determinare quali prodotti sono efficaci a fronte di determinati sintomi, i pazienti continueranno ad “sperimentare in prima persona” basandosi su consigli di amici, social media e rivenditori.”

Fonti e approfondimenti: